Crisi Evolutive
Quando avevo cinque anni, mia madre mi ripeteva sempre che la felicità è la chiave della vita. Quando andai a scuola mi domandarono come volessi essere da grande. Io scrissi: felice. Mi dissero che non avevo capito il compito, e io dissi loro che non avevano capito la vita.
John Lennon
Crisi evolutive è un termine generico che racchiude in sè una molteplicità di significati.
Sappiamo che crescere comporta dei compiti evolutivi, è un “lavoro” complesso e non sempre tutto ci riesce alla perfezione. A volte qualcosa non va come vogliamo, qualcosa si inceppa.
Nel senso più ampio del termine, una crisi evolutiva può accaderci sempre, perché siamo sempre in evoluzione, da quando nasciamo.
Qui mi riferisco nello specifico -perchè è l’ambito di cui mi occupo- alle crisi in età pre adolescenziale e adolescenziale.
In quegli anni ci sono molteplici compiti evolutivi, ognuno dei quali porta a traguardi meravigliosi, ma che devono essere conquistati, con fatica.
I preadolescenti incominciano a occuparsi di quei passaggi che per qualche anno li terranno occupati (speriamo non troppi!): è l’età in cui perdono i privilegi dell’essere bambini, ma non hanno ancora conquistato quelli dell’essere adulti. Iniziano a separarsi (emanciparsi) dai genitori, e per questo ognuno adotta la sua personale strategia: c’è chi svaluta i genitori “io non diventerò mai come te”, chi si rivolge a loro con rabbia, perfino con disprezzo. Devono creare il loro sè adulto, per farlo iniziano a mettere insieme i mattoncini che gli sono stati forniti durante l’infanzia. Il rapporto con i genitori si trasforma radicalmente, spesso letteralmente da un giorno all’altro. I genitori vacillano, ne hanno ben ragione. Anche per loro non è facile.
Un figlio adolescente spesso risveglia nel genitore l’adolescente che lui stesso è stato, lo (ri)spinge a confrontarsi con le sue esperienze difficili e le sue paure.
Il cervello si sta sviluppando a gran velocità, ma tutti i vari sistemi che lo compongono non sono ancora ben cablati e non si sviluppano allo steso ritmo, per cui alcuni funzionano bene, altri ancora no. Il tutto porta a degli squilibri che vanno gestiti.
È importante lavorare in squadra con i genitori, perché sono una risorsa fondamentale.
