Disturbo ossessivo compulsivo
Molti alimentano le loro ossessioni mentre tentano di liberarsene.
Nassim Nicholas Taleb
Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è caratterizzato dalla presenza di ossessioni, compulsioni o entrambe. Capita a molte persone di avere, durante la vita, sfumature ossessive o manifestazioni sub-cliniche: tornare indietro per controllare di aver chiuso bene la porta o il gas, o la portiera dell’auto: sentirsi contaminati per aver toccato qualcosa di sporco e lavarsi in modo accurato, e magari ripetere più di una volta queste operazioni. ![]()
A chiunque è capitato di avere dei pensieri aggressivi, o blasfemi, e di aver tentato di scacciarli.
È importante sottolineare che tra le ossessioni e le compulsioni patologiche non esiste differenza qualitativa, ma solo quantitativa: i sintomi devono durare più di un’ora al giorno o causare disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti (DSM-5, APA 2013).
Le ricerche epidemiologiche ci dicono che nel mondo 3 persone su 200 soffrono di DOC. Non ci sono differenze tra i sessi e nemmeno tra le culture. Il disturbo spesso inizia in adolescenza, l’esordio è sfumato, ingravescente, per poi cronicizzarsi negli anni.
Chi soffre di DOC sperimenta sofferenze molto intense, spesso fatica a conciliare tutte le attività quotidiane, in alcuni casi il lavoro o la scuola sono compromessi.
Anche i familiari di chi soffre di DOC a volte sono coinvolti nei rituali, e questo porta a tutta la famiglia grande disagio.
Le ossessioni sono dei pensieri ricorrenti e persistenti, o immagini intrusive che arrivano (apparentemente) in modo casuale. Le compulsioni sono dei tentativi di gestire l’ansia e la minaccia generata dalle ossessioni: nonostante siano intenzionali, spesso sono vissute come costrizioni, akrasie (a-kratos, fallimento della volontà).
Il problema delle compulsioni sta nel fatto che, nonostante siano tentativi di ridurre lo stress, finiscono per aumentarlo e generarne di aggiuntivo.
