Skip to content Skip to footer

Approccio

Noi non vediamo le cose per come sono; le vediamo per come siamo.

Talmud (testo sacro babilonese)
La cornice teorica di riferimento è quella del costruttivismo evolutivo, che ci insegna che ogni sistema si organizza intorno ad una sua propria coerenza interna e ad un proprio significato personale, che fornisce una percezione stabile e definita di sè e del mondo .
 
In altre parole, il mondo non è visto come un insieme di dati oggettivi che sono uguali per tutti, perché l’osservatore è parte integrante ed imprescindibile di questo mondo, e la realtà non può essere conosciuta se non attraverso degli occhi che la filtrano, la “significano”.
In quest’ottica, i sintomi sono visti non come una semplice manifestazione psicopatologica, un “errore del sistema”, ma come un tentativo -estremo- di mantenere la propria coerenza interna, che viene messa in crisi solitamente a fronte di sbilanciamenti affettivi.
 
Tale prospettiva è fin da subito connotata come una concezione relazionale, interpersonale del funzionamento umano, che vede la rappresentazione di sé come imprescindibilmente legata a una rappresentazione dell’altro, e va quindi a ricercare la salute e la patologia psichica nelle vicissitudini dei legami affettivi lungo tutto il ciclo della vita (Lambruschi). I sintomi acquistano sempre senso se osservati attraverso una matrice di tipo relazionale-affettiva.

Metodologia

I pensieri cambiano i pensieri, le emozioni cambiano le emozioni. 

Vittorio Guidano
Il lavoro terapeutico consiste nel prendere consapevolezza di come gli sbilanciamenti affettivi impattano sul funzionamento della persona, al fine di rendere più flessibile il sistema e di rendere integrabile ciò che non lo è.
 
Ci si accosta a se stessi in un’ottica non giudicante, per cercare di comprendersi meglio, individuando i propri “schemi relazionali” disfunzionali; questo è possibile grazie alla relazione terapeutica, che sposta l’osservazione di sè nel qui ed ora.
 
Si privilegiano le emozioni ai pensieri in un’ottica di cambiamento, perché ciò che permette una vera evoluzione è sempre qualcosa di profondo, di emotivo: solo in questo caso il cambiamento è duraturo. 
 
Il primo passo è sempre accettare che abbiamo delle responsabilità in quello che succede: questo può essere difficile da accettare, ma in fondo ci libera, ci permette di agire veramente, ci restituisce una parte attiva anche laddove ci sembrava soltanto di subire. 

Non significa dire “è colpa mia”, ma capire che se dipende da me, allora posso cambiare qualcosa. 

Siamo naviganti nel mondo, dobbiamo accettare di non poter cambiare il mare, questo non dipende da noi; ma possiamo lavorare su noi stessi, cioè sulla barca. 

Via Garibaldi, 51 – 21041 – Albizzate (VA)
info@filippotadiello.it +39 349 3547904
P. IVA: 03435910124